Il sogno di un bambino

Sul gradino più alto del podio c’è l’uomo che in Formula 1 ha già vinto tutto.
Sette titoli mondiali. Centosei vittorie. Duecentosei podi. Record che sembrano appartenere più alla leggenda che allo sport.
Uno che a sollevare trofei dovrebbe esserci abituato.

Eppure, a Barcellona, vestito di rosso per la prima volta, Lewis Hamilton non riesce a trattenere le lacrime.

Guarda i meccanici Ferrari cantare l’inno italiano e non può far altro che sorridere con gli occhi lucidi. 

È il coronamento del sogno di un uomo che sembrava non poterne avere più da realizzare. Ma vincere vestito del rosso Ferrari è un traguardo che Hamilton ha rincorso per un’intera stagione. 

Un anno di adattamento. Di domande. Di weekend in cui sembrava che il linguaggio tra pilota e macchina non potesse incontrarsi. Di qualifiche deludenti, di strategie discusse, di quella sensazione che, per la prima volta nella sua carriera, il talento da solo non bastasse.

Ai fan, grazie per avermi sempre ricordato chi sono”. Perché anche chi ha vinto tutto, ogni tanto, può dimenticarselo.

Quando i risultati non arrivano più. Quando il tempo passa. Quando iniziano a chiederti se non sia arrivato il momento di smettere.

Ma quest’anno Hamilton è tornato in pista con una spinta diversa, pronto a dimostrare a tutti, ancora una volta, che la sua storia in Formula1 non è finita e il capitolo con Ferrari è appena iniziato. La vittoria di Barcellona e il secondo posto nel mondiale piloti ne sono la dimostrazione.

Con una Ferrari che finalmente lo sta davvero seguendo Hamilton è pronto a scrivere un nuovo capitolo che sembra già essere destinato ai record e alla leggenda. Un nuovo primato l’ha già ottenuto a Barcellona, battendo il record di vittorie ottenute al Montmelo da Schumacher: ora l’inglese ne può contare sette in terra Catalana. 

Lui che vince la sua prima in Ferrari sullo stesso circuito in cui lo fece, trent’anni fa, proprio il Barone Rosso. All’epoca Hamilton era solo un bambino che guardava Schumacher dal divano di casa e sognava di guidare quella stessa macchina e scrivere la sua di storia. 

Oggi ce l’ha fatta e sul gradino più alto del podio non c’è il pilota più vincente della storia. C’è un bambino che sognava il rosso Ferrari.

Ha dovuto aspettare, dubitare, attraversare il momento più difficile della sua carriera e uscirne intero. Ma adesso è tutto vero.

E forse è proprio questo il bello dello sport: che anche quando pensi di aver già vissuto tutto, può ancora sorprenderti.

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