
Quando si parla di Monza non si può far altro che pensare alla Ferrari. È un connubio naturale, un legame indissolubile.
Una volta entrati nel circuito non si può far altro che ammirare la marea rossa che dipinge ogni angolo dell’autodromo: ogni tribuna, ogni centimetro del prato. È un amore difficile da spiegare, una fede che non ammette eccezioni. O almeno non le ammetteva, fino a domenica.
Perché per la prima volta il popolo ferrarista si è ritrovato sotto il podio a festeggiare la vittoria di un pilota che non veste di rosso, ma di nero e argento. Un pilota Mercedes.
È Andrea Kimi Antonelli, il ragazzo che domenica, secondo il suo team principal Toto Wolff, ha “camminato sulle acque”, ed è riuscito in qualcosa di forse ancora più difficile della vittoria stessa: conquistare una marea di tifosi che, a Monza, arrivavano prima di tutto per la Ferrari.
Sotto il podio, sugli spalti, lungo il circuito. Oltre 400 mila persone si sono ritrovate a festeggiare la vittoria di un ragazzo che si sta conquistando l’affetto di tutti, andando oltre i colori delle squadre.
Lo ha fatto con una gara quasi perfetta, con una rimonta che in pochi credevano possibile. Ma soprattutto lo sta facendo per la sua persona e per il suo modo di vivere questa stagione: senza nascondere le emozioni, senza la pretesa di essere già il campione che tutti si aspettano diventi, ma vivendosi ogni secondo con la spensieratezza della sua età e la consapevolezza del suo talento. Essendo semplicemente Kimi: un ragazzo di casa che, davanti alla propria gente, è riuscito a fare qualcosa di speciale.
E così, quella che in molti altri casi sarebbe stata una domenica amara per il pubblico dell’Autodromo Nazionale, si è trasformata in una grande festa italiana. Sulle note di Volare, nel Tempio della Velocità un intero Paese ha cantato per il suo ragazzo. L’italiano che, dopo più di sessant’anni, ha trionfato a Monza e che, gara dopo gara, sta riscrivendo la storia.
In testa al Mondiale e alla conquista del cuore di Monza.
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